Gli ftalati nella rifinizione del cuoio

Da qualche tempo ormai riceviamo sempre più domande, ma soprattutto dubbi, riguardo l’argomento degli ftalati e della loro eventuale presenza nel pellame finito. Facciamo un po’ di chiarezza sulla questione con un questo articolo.

Cosa sono gli ftalati?

Gli ftalati (esteri dell’acido ftalico) sono i più comuni plastificanti, utilizzati da oltre 50 anni, sopratutto per rendere più morbido e flessibile il famoso PVC (cloruro di polivinile), dove rappresentano il maggior mercato.
Sono quindi sostanze che aggiunte ad esempio alle materie plastiche, consentono ottenere prodotti più flessibili, resistenti e facili da lavorare.
Il loro impiego è vastissimo, per esempio possiamo trovarli: nello smalto per unghie per impedire che si sfaldi, nei profumi per farli durare più a lungo, negli adesivi, sigillanti, vernici, pigmenti, rivestimenti, abbigliamento, prodotti medicali e molti altri materiali.

Gli ftalati più utilizzati in commercio:
DEHP (di-2-etilesilftalato) – DINP (diisononilftalato) – DIDP (diisodecilftalato)

Come funzionano i plastificanti?

Senza entrare troppo nei dettagli chimici, i plastificanti si inseriscono tra le catene polimeriche riducendone le forze intramolecolari. Ciò consente alla catene di “scorrere” e spostarsi, trasformando un polimero rigido in un materiale flessibile e morbido.
Si tratta di prodotti che hanno rivoluzionato la nostra vita, permettendo di ottenere materiali con prestazioni tecniche elevate e dal basso costo. Non sono dei semplici additivi, ma bensì dei componenti fondamentali che determinano le proprietà fisiche dei polimeri.

Perché sono considerati pericolosi?

Proprio per il loro largo impiego da ormai parecchi decenni, gli ftalati sono senz’altro uno dei composti più indagati e testati dal punto di vista ambientale e della salute. Esistono moltissimi studi sui loro possibili effetti tossici, con risultati talvolta contrastanti.
I bambini sono la categoria a rischio più elevato. Alcuni tipi di ftalati sarebbero in grado di interferire con il sistema endocrino, nei neonati che ne venissero in prolungato contatto, specialmente mettendo in bocca o succhiando manufatti contenenti ftalati.
Negli adulti si segnala un potenziale rischio nel caso di presenza di ftalati nei sex-toys, ma i dati e le conclusioni sono ancora incerti. Mentre l’esposizione via cibo e ambiente domestico risulta essere non significativa.

È doveroso però precisare che non tutti gli ftalati rappresentano uguale rischio per la salute, come ormai sembra essere comune credenza. Infatti si possono suddividere in due gruppi: ad alto peso molecolare (DINP, DIDP e DPHP) e a basso peso molecolare (DBP, BBP, DIBP e DEHP).
Gli ftalati ad alto peso molecolare, non rappresentano alcun rischio per l’attuale utilizzo. Non risultano inclusi nell’elenco delle sostanze candidate o soggette ad autorizzazione del Regolamento REACH. È però indicata una restrizione d’utilizzo nei prodotti di puericultura che possono essere messi in bocca.
Gli ftalati a basso peso molecolare invece sono considerate delle sostanze estremamente preoccupanti (SVHC) dalla normativa REACH, in conclusione agli studi effettuati sulla riproduzione degli animali.

Gli ftalati nella lavorazione del cuoio

Gli ftalati sono da molti anni utilizzati anche in alcuni prodotti per la rifinizione della pelle. In particolare sono soprattutto presenti nei prodotti a base di nitrocellulosa. I film di nitrocellulosa presentano buone caratteristiche meccaniche, ma sono piuttosto duri, poco flessibili e fragili. Al fine di modificare le caratteristiche tecniche per adattarle all’utilizzo su pelle, lacche nitro e nitro emulsioni vengono plastificate con ftalati. Questo consente di conferire al film buone elasticità, a discapito però di un calo delle resistenze chimico-fisiche e all’invecchiamento.
I prodotti a base di nitrocellulosa sono quindi la più probabile fonte della presenza di ftalati nella rifinizione. Oltre a a questi ne abbiamo riscontrato la presenza anche in alcune paste pigmento a base solvente e in alcuni oli.

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La regolamentazione

La regolamentazione sugli ftalati, è stata oggetto negli ultimi mesi di dubbi, polemiche, proposte di ulteriori limitazioni poi ritirate… In ogni caso possiamo fare affidamento alle disposizioni REACH, che ne regolamenta l’uso nell’allegato XVII
In particolare alcuni ftalati, DEHP (ftalato di bis(2-etilesile), DBP (ftalato di dibutile), BBT (ftalato di butilbenzile) sono in allegato XVII alla voce 51 e non sono ammessi come sostanze o costituenti di preparati in concentrazione superiore allo 0,1% della massa del materiale plastificato nei giocattoli e negli articoli di puericultura.
Sempre nell’allegato XVII alla voce 52 si trovano il DINP (ftalato di diisononile), il DIDP (ftalato di diisodecile) e il DNOP (ftalato di diottile) che non sono ammessi come sostanze o costituenti di preparati in concentrazioni superiori allo 0,1% della massa del materiale plastificato nei giocattoli e negli articoli di puericultura che potrebbero essere messi in bocca dai bambini.

Gli ftalati presenti in candidate list*

Nome Numero CE Numero CAS Data Inclusione
Ftalato di butilbenzile (BBP) 201-622-7 85-68-7 28/10/2008
Ftalato di bis ( 2-etilesile) (DEHP) 204-211-0 D117-81-7 28/10/2008
Diisobutilftalato 201-553-2 84-69-5 13/01/2010
Bis (2-metossietil) ftalato 204-212-6 117-82-8 19/12/2011
Diisopentilftalato (DIPP) 210-088-4 605-50-5 19/12/2012
[Ftalato (2-)] diossotrilato 273-688-5 69011-06-9 19/12/2012
N-pentil-isopentilftalato 776297-69-9 19/12/2012

*Si consiglia tuttavia di consultare i canali ufficiali per eventuali aggiornamenti

Nonostante la normativa attuale permetta l’utilizzo di alcuni ftalati, stiamo notando una forte richiesta di totale esenzione di questa classe di plastificanti in campo conciario. Ulteriore conferma dell’attenzione per la salute del consumatore, che il settore del cuoio ha sempre più a cuore.